Matteo Romanenghi naviga ormai da diverso tempo nel panorama hockeistico svizzero. Mai come in questa stagione però, il 22enne di Morbio Inferiore è riuscito a trovare spazio in uno dei roster tra i più talentuosi del massimo campionato elvetico. Il lavoro quotidiano l’ha finalmente premiato con un ruolo dalle mille responsabilità nella squadra che più di tutte ha creduto in lui: l’Hockey Club Lugano. A testimoniare il suo ottimo periodo di forma c’è il recente inserimento in terza linea da parte di coach Greg Ireland e una statistica +/- che oggi recita addirittura +12. Cresciuto a Chiasso, passato per Ambrì e Ticino Rockets, l’ala ha pure messo a referto sette assist e due reti nel corso dell’attuale campionato, le prime in National League.

Matteo, perché proprio l’hockey?
“Ho scelto l’hockey per via di mio padre. È sempre stato un grande appassionato di questo sport e fin da piccolo mi ha trasmesso questa sua passione. Avevo solo cinque anni quando per la prima volta mi ha fatto indossare i pattini.”

Immagino abbia recitato un ruolo importante per la tua carriera…
“Assolutamente sì! Lui, come tutta la mia famiglia in generale, mi ha dato tanto. Non è evidente ogni giorno affrontare lunghe trasferte per gli allenamenti e le partite. Loro però mi hanno sempre appoggiato. Senza il loro aiuto sarebbe stato tutto tremendamente più difficile e complicato. Mi sento molto fortunato ad avere una famiglia così”.

Hai mosso i primi passi nell’Hockey Club Chiasso, cosa rappresenta per te?
“Chiasso rappresenta sicuramente l’inizio della mia carriera. Credo che da piccoli l’aspetto fondamentale sia prevalentemente il divertimento, altrimenti diventa difficile intraprendere questa strada. Da questo punto di vista ho quindi ricordi molto positivi. A Chiasso ho anche conosciuto diversi ragazzi che vedo spesso tutt’ora e con alcuni ho costruito un rapporto di amicizia. Mi capita di ripensare a quegli anni”.

Cosa ci vuole per diventare un professionista oggi? 
“Indubbiamente tanto sacrificio e tanta passione. Ad essere sincero però anche la fortuna gioca un suo ruolo, ma bisogna essere bravi a guadagnarsela. Per crescere e fare il passo che conta si deve anche saper rinunciare a diversi aspetti ed impegnarsi quasi esclusivamente su questo sport. Altrimenti la strada si fa in salita.”

Spesso i giovani preferiscono crescere in squadre non da vertice, come possono essere Ambrì, Langnau, ecc. Come mai proprio Lugano?
“Ho scelto Lugano perché è una società molto organizzata sotto tutti i punti di vista. A Lugano inoltre si gioca sempre per vincere, questo è importante per instaurare da subito una mentalità vincente, un aspetto fondamentale per crescere ulteriormente”.

Hai giostrato anche nei Ticino Rockets. Cosa ne pensi del progetto?
“Sono stati molto importanti per la mia crescita. Io ne ho beneficiato sicuramente, senza mai smettere di divertirmi. Negli scorsi anni ho fatto fatica a ritagliarmi il mio spazio a Lugano, con loro ho potuto avere molto ghiaccio a disposizione e mettermi in mostra. È un progetto interessante anche perché ti permette di mantenere la forma sull’arco della stagione e di farsi trovare pronti nel caso di chiamata da parte del Lugano”.

Che tipo di giocatore ti ritieni? 
“Mi ritengo un giocatore abbastanza completo a tutta pista, che può giocare in entrambe le fasi, difensiva e offensiva. Non ho un atout particolare. Penso di dover migliorare sotto diversi punti di vista per riuscire ad emergere come un giocatore two-ways.”

Hai detto Lugano uguale mentalità vincente, può quindi essere l’anno buono?
“A Lugano ogni anno può essere quello buono. Non bisogna dimenticare però che anche le altre squadre con cui dobbiamo fare i conti sono molto attrezzate. Ciò non rende le cose facili, ma è pure il bello dell’hockey.”

SHARE
Nato nel 1998, è attualmente un giardiniere paesaggista diplomato. In passato ha collaborato per quasi due anni con il portale Chalcio.com sia come fotografo e sia come membro della redazione.