CHIASSO – Tre partite e un solo punto, è questo il bilancio del Chiasso nel nuovo anno. Un periodo, quello di inizio 2018, che coincide con il peggior momento stagionale. Non tanto sul piano dei risultati, ormai inutili considerata l’auto-retrocessione del Wohlen, piuttosto per la (non) fame.

“Siamo giovani, la motivazione non ci mancherà, altrimenti il calcio non fa per noi”, ha detto il tecnico Abascal lanciando il girone di ritorno. Bene, finora tutto questo non si è visto. Ed è grave soprattutto per ragazzi che di fronte a loro hanno una carriera tutta da scrivere; a partire dall’allenatore, nel suo primo momento difficoltà da quando siede sulla panchina del Riva IV e, probabilmente, in carriera. Saprà reagire? Non abbiamo dubbi, perché da questi momenti se ne esce più facilmente quando alla base si può contare su un gruppo solido e un idea di gioco chiara. Elementi che a Chiasso, almeno fino a qualche mese fa, il tecnico ha avuto il merito di portare.

Ora però bisogna mostrare carattere. Non quello messo in mostra da Cvetkovic e Ceesay nelle sfide contro Wil e Aarau, ma quello della prima parte di stagione. Un input che però ora non può più giungere dai vari Urbano, Rey e Russo, ma che deve partire dai giovani. Sono loro che si giocano tutto. A meno che si consideri la modestissima Challenge League, non a caso terra di conquista per scommettitori accaniti, un punto di arrivo. Krasniqi, e non solo, lo sanno: sarebbe un grave errore.