CHIASSO – Come è terminata la stagione del Chiasso? Così, con uno striscione – poi strappato da un giocatore – che sottolinea ulteriormente lo scollamento tra la piazza, la squadra e, soprattutto, la società. In un’annata senza alcun interesse legato alla classifica in gioco. Grave. Gravissimo.

Questa volta però non vogliamo guardare indietro e allora lo facciamo in ottica futura. La licenza, tra mille promesse e rassicurazioni, c’è. In ritardo ma è arrivata. L’allenatore anche, con Mangiarratti che guiderà un gruppo che avrà, prima di tutto, il compito di riavvicinare i pochi appassionati al Riva IV e, poi, di crescere quanto basti per la salvezza e per poter permettere ad alcuni giocatori di spiccare il volo verso lidi più importanti. Una strategia che ci sta, che probabilmente dal punto di vista finanziario è l’unica veramente percorribile, ma che fa pure sorgere un dubbio grande come una casa: in che modo i giocatori prenderebbero a cuore la maglia che indossano se sono certi che si tratterà di colori, il rosso e il blu, che vestiranno semplicemente per una toccata e fuga? La risposta l’abbiamo avuta quest’anno, con quello striscione che – eccessivo o meno resta un’opinione personale – sintetizza il pensiero di coloro che il Riva IV lo frequentano costantemente e che hanno imparato a capire come funziona. Ci vuole attaccamento, rispetto per la storia del club e passione per il proprio lavoro. Come riguadagnarseli? Rischiando tutto. Lanciando giovani ticinesi che probabilmente non hanno nemmeno il livello della Challenge League, ma che crescendo potrebbero restarci, ed affiancandoli giocatori dalla provata esperienza che possano aiutare nel salto di qualità, Fatkic e Said per fare due nomi. E allora si punti su Facchin, su Bellante, su Belometti, su Fomasi, su Lagrotteria, su Gennari, su Franzese, su Guerchadi, su Padula (…), su Monighetti, su Martignoni, su Rey, su Ceesay, su Josipovic, NON su Soumah, su Bahloul, su Xaysensourinthone, su Charlier, su Hamadi, su Ramcilovic, su Nilovic e su Kabacalman.

Anche al costo di ripartire dalla Prima Promotion, dalla prossima stagione Chiasso deve tornare ad essere Chiasso, e Andrea Mangiaratti (vedi tag in basso nell’articolo del comunicato) deve tornare ad essere Alessandro Mangiarratti. Altrimenti tra un anno saremo qui a discutere degli stessi problemi. Ma sempre di meno.