Per inaugurare lo spazio dedicato alla pallavolo abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola con Federica Mai, ex Seria A svizzera, attualmente in forze al Morbio Volley. Un’intervista a 360 gradi, dagli esordi all’apice, passando per le tante sfortunate cadute, a causa dei numerosi infortuni, dalle quali ha sempre avuto la forza di risollevarsi.

Parlaci della tua carriera, a partire dai primissimi passi nel mondo della pallavolo.

“Ho iniziato a giocare a pallavolo alla tenera età di 5 anni, quando mia mamma decise di portarmi in palestra a Morbio Inferiore, facendomi scoprire questo magnifico sport. Rimasi fin dal primo momento stregata da questa disciplina, un vero e proprio colpo di fulmine. La passione si è protratta negli anni, fino al diventare parte fondamentale della mia vita.

Federica Mai esulta con le compagne

Come ogni giocatrice di pallavolo sono partita dal basso: dai mini, passando per gli juniores fino alla serie A. Il duro lavoro, le sere passate in palestra, i week-end in trasferta e molti altri sacrifici mi hanno ripagata con grandi soddisfazioni: giocare in Serie A e con la maglia rossocrociata. Le vittorie e i trofei conquistati sono stati davvero tanti, così come le sconfitte, personali e di squadra, che ricordo sempre con molta amarezza. Scendere in campo è tuttora, nonostante i numerosi incontri disputati, un’emozione indescrivibile. La grinta e la forza di volontà per arrivare su ogni pallone non mancano mai, forti dell’amore che mi unisce a questo sport. 

La mia carriera vera e propria è iniziata con la vittoria del campionato di selezione – 12 ragazze selezionate da ogni cantone si sfidano nelle finali svizzere -, all’ età di 12 anni. Vinsi il campionato e il premio come miglior giocatrice. Da lì venni chiamata per le selezioni nazionali juniores a Macolin, un’esperienza indimenticabile. Inoltre, dopo un breve lasso di tempo, un’altra importante vittoria nazionale, unita al premio come miglior giocatrice con la squadra under 16 del Morbio Volley, mi permise di entrare nel sestetto titolare di Bellinzona, che all’ epoca militava in serie A. Un onore per me.

Il proseguo della mia carriera si è svolto nel Sopraceneri tra la Serie A e la Serie B, per poi tornare “a casa”, nella società in cui sono nata e cresciuta a livello sportivo: il Morbio Volley. Ho giocato per qualche anno in prima lega nazionale, prima di decidere, a malincuore, di smettere. La mia indole sportiva, tuttavia, fremeva all’idea di tornare a schiacciare, e così quest’anno ho ripreso a giocare, sempre con il Morbio Volley, conquistando la promozione in Seconda Lega.                  

L’obiettivo prefissato per questa stagione è stato dunque raggiunto, grazie a una costanza invidiabile: 15 vittorie su 16 match disputati. Davvero un grande risultato, di cui io e le mie compagne andiamo molto fiere. L’unica nota negativa è legata alla Coppa Ticino, sfumata per un soffio.

Federica Mai, numero 7, con il resto della squadra

Quale reputi sia stato il punto più alto della tua carriera, e qual’è il ricordo più bello che porti con te?

“Il traguardo più importante è stato sicuramente indossare la maglia numero 7 del Bellinzona Volley Team, davvero un sogno per me. Di ricordi, dopo tutti questi anni nel mondo pallavolistico, ne ho veramente tanti. Il più bello è legato alle finali nazionali under 16. La cornice di pubblico per i match casalinghi era sempre numerosa e molto attiva, un sogno per delle ragazze così giovani . Siamo arrivate in finale, motivate come non mai: vittoria per due set a uno, e gradino più alto del podio. Il tutto condito dal premio come miglior giocatrice, ancora ho i brividi a pensarci. Le lacrime di gioia dei miei genitori dopo la vittoria e l’abbraccio di mio fratello, all’ epoca ancora un ragazzino, mi fanno rabbrividire ancora oggi, quando ci penso.

Federica Mai in azione

Quanto hanno pesato gli infortuni sul tuo percorso pallavolistico?

“Come per ogni sportivo, l’infortunio è sempre dietro l’angolo. È difficile spiegare le sensazioni che seguono quei momenti: un misto di rabbia e dura consapevolezza del fatto che non potrai inseguire il tuo sogno, almeno per un po’.

Io, sfortunatamente, ho sofferto molto questi stop forzati, soprattutto a causa delle caviglie. Ricordo più di tutti un episodio, che ora a distanza di anni mi fa sorridere: avevo 14 anni, le finali ticinesi erano alle porte, e nel corso di un allenamento ruppi i legamenti della caviglia. Mia mamma mi portò immediatamente al pronto soccorso , dove mi vennero dati molti antidolorifici, ma le lacrime non cessavano di sgorgare. Il medico di turno, disperato, guardò mia mamma e le disse: ”signora non so più cosa fare,  le abbiamo dato tutti gli antidolorifici possibili”. Al che lei replicò: “non piange per il dolore, ma per le finali che non potrà giocare.”

Come reputi il mondo della pallavolo ticinese all’interno del più vasto panorama nazionale?

“Attualmente il livello pallavolistico ticinese si rifà quasi esclusivamente al Volley Lugano, che milita in serie A. Vi sono inoltre alcune squadre in prima divisione, mentre il resto è concentrato in realtà regionali e giovanili. Il mondo della pallavolo, a differenza di altri sport, punta molto sui giovani. Difatti ogni società vanta diverse squadre iscritte per categoria. Il Ticino della pallavolo è quasi sempre salito sul podio nazionale; merito certamente di allenatori competenti e di ragazze che sacrificano il loro tempo libero per allenarsi e migliorare”

Federica mai, numero 7, con la selezione cantonale

A chi ti ispiri quando scendi in campo?

“Da sempre il mio idolo è Francesca Piccinini, capitano dell’Italia e a mio parere miglior giocatrice mondiale. È sempre stata il mio modello, fin da piccola. Ho avuto l’opportunità di vederla  giocare tante volte, e ancora oggi a fine carriera è sempre un piacere seguirla. Un altro atleta esemplare nel volley è Ivan Zaytsev, lo “Zar”, che con la sua grinta e la sua potenza non può che conquistare tutti gli appassionati di questo sport.”