Ci ha fatto compagnia fin quando ha potuto: ha riempito le nostre domeniche di giocate, assist e gol, rendendole colme di gioia e/o delusione. In fin dei conti, in un 2020 che più particolare non poteva essere, di emozioni ce n’era proprio bisogno: giusto, giustissimo ripartire. Ora però, prima che sia troppo tardi, è meglio che si faccia da parte, perlomeno momentaneamente. Stiamo parlando del calcio regionale, al quale tutti noi vogliamo bene, ma che in questo momento conta pressapoco come un due di picche. Questione di priorità.

Il calcio regionale resti calcio regionale, si diceva nel titolo. E allora resti sinonimo di divertimento, svago, aggregazione. Parole che, di fronte ad un avversario tosto com’è il coronavirus soprattutto in questo momento, sono svuotate nel loro significato, nella loro essenza. Quello che abbiamo vissuto e stiamo tutt’ora vivendo, è un calcio regionale debilitato, incerottato in ogni dove, che stenta addirittura a camminare sulle proprie gambe, ad immagine dei rinvii sempre più numerosi che lo colpiscono, checché ne dica la Federazione Ticinese di Calcio. Inutile nascondersi: dati alla mano, tra uno stop precauzionale e l’altro, in Seconda Lega ci sono squadre che hanno superato la soglia delle metà partite disputate solo durante l’ultimo weekend (7 su 13), mentre nel Gruppo 1 di Terza Lega sono ben tre quelle che ancora scrutano la metà del loro percorso d’andata. Utopico, visto l’incremento di contagi degli ultimi giorni, pensare oggi, 19 ottobre, che si possa concludere la prima parte di stagione entro fine novembre.

“Vogliamo disputare almeno la metà delle partite per validare i campionati”, è il mantra targato FTC 2020-21. “Ma per cosa?”, viene da chiedersi. Una promozione in Seconda, Terza o Quarta Lega che sia? E poi, come la si festeggia? Via Skype rintanati nelle proprie case, a distanza sociale senza potersi abbracciare o bevendo birra in buvette con la mascherina? È il messaggio che, permetteteci, è sbagliato. In un anno così, l’accento andava posto sulla gioia di tornare a fare sport, di ritornare a correre dietro ad un pallone e di vivere lo spogliatoio fin quando se ne sarebbe potuto. E non sul nudo e crudo risultato sportivo.

In attesa di tempi migliori, i tanti protagonisti (in campo) del calcio regionale sostengano (fuori dal campo) i pochi protagonisti del calcio svizzero vero. I professionisti lasciamoli fare a coloro a cui lo sport, e conseguentemente il risultato sportivo, dà da mangiare e va oltre un (semplice???) rimborso spese. Lì sì che in gioco la sopravvivenza delle società, delle Federazioni stesse, oltre che di diversi posti di lavoro. E non si parla di (alcuni) giocatori lautamente pagati, ma soprattutto di dipendenti che, pur agendo dietro le quinte, recitano un ruolo fondamentale in questo mondo. Lo si faccia subito, per il bene dello sport in generale…