“Ciò che diciamo principio, 

spesso è la fine, e finire,

è cominciare.”

Come una fenice. Il rapporto tra Marzouk e il Chiasso è stato, reciprocamente, una rinascita dalle ceneri del fallimento, per spiccare nuovamente il volo quando tutto appariva più difficile, e le ali sembravano pesare un po’ troppo.

Il Chiasso ha trovato nel giovane Younes un’ancora alla quale aggrapparsi, a metà stagione, per evitare il tracollo nelle gelide acque della retrocessione. E Marzouk non ha deluso le aspettative: 12 goal in 18 match, conditi da 3 assist. Il doppio rispetto al secondo miglior marcatore rossoblu, e qualcosa vorrà pur dire.

Ma i numeri, a volte, non rendono onore al vero apporto di un giocatore. Fredde cifre che scalfiscono solo superficialmente ciò che il talento franco-marocchino ha realizzato nella città di confine. Una fresca brezza estiva, che dona sollievo quando l’afa diventa opprimente e non ti permette di godere del caldo sole, tanto bramato quando a farla da padrone era la pioggia. Marzouk è stato questo per Chiasso.

Con il suo talento cristallino ha fatto riscoprire la passione del giocare a calcio a una piazza esasperata, facendo passare in secondo piano i problemi societari e la permanenza in Challenge League traballante. È stato un esempio, con una sola ammonizione in 18 partite disputate e tanto spirito di sacrificio: come quando, abbandonato al ruolo di unico terminale offensivo nella tragica disfatta contro lo Sciaffusa, non si è dato per vinto, continuando eroicamente a correre e lottare, nonostante la doppia inferiorità numerica e la sconfitta annunciata. È stato un leader, quando con l’addio di Scienza ne serviva uno. È stato quello che i ragazzi vogliono emulare: il giovane che segna goal in rovesciata, dribbla gli avversari come fossero birilli e fa emozionare il pubblico con le sue straordinarie giocate. E non è un caso che il mio fratellino mi chieda la maglia di Marzouk ogniqualvolta mi reco a Chiasso.

È stato quello che doveva necessariamente essere, per il Chiasso ma anche per se stesso. Perché i treni passano una volta sola, e lui di fermate ne aveva già saltate due. Francia e Belgio non erano stati generosi con il talento di Freyming-Merlebach, e il mondo del calcio difficilmente perdona; soprattutto se la tua società si chiama Juventus.

Una stagione da incorniciare, dunque, purtroppo giunta al termine. Quindi grazie Younes, per avermi fatto riscoprire la bellezza del calcio anche vicino casa,  per avermi fatto emozionare e tifare per te. Un grosso in bocca al lupo, nella speranza che questa fine a Chiasso significhi per te un nuovo inizio. Nel calcio dei grandi.

 

L’addio sui social di Marzouk al Chiasso