Abbiamo incontrato Nicola Franceschini, giovane momò con la passione per la vela, per fargli qualche domanda sulla sua esperienza sportiva.

1) Nicola, tanti ragazzi giocano a calcio, hockey o basket. Tu come hai scoperto e perché hai scelto di praticare la vela?

Devo ringraziare mio padre per avermi fatto scoprire la vela, fu lui ad inscrivermi ad un corso estivo per ragazzi all’età di 7 anni. È sempre stato attratto dal mondo delle barche e quando scoprì l’esistenza di questi corsi non esitò ad inscrivermi. Al termine di questo primo “approccio” mi ero divertito un sacco, poche settimane dopo arrivò la lettera dell’allenatore giovanile nella quale mi chiedeva se volessi far parte della squadra dei più piccoli. Ho accettato e piano piano ho fatto progressi innamorandomi di questo sport.

2) Puoi raccontarci il tuo percorso in questa disciplina, partendo magari dall’inizio fino ad arrivare a dirci quali momenti ti hanno dato le soddisfazioni maggiori?

Il mio percorso è partito (come detto in precedenza) con un corso per bambini all’età di 7 anni, dopo di che ho iniziato a fare parte della squadra pre-agonistica degli Optimist, con una barca molto piccola utilizzatissima nel mondo proprio per insegnare ai più giovani. Ho fatto alcuni anni di allenamento per poi essere ammesso nella squadra agonistica Optimist, da lì ho cominciato a spostarmi da Lugano per fare regate ed allenamenti nelle nazioni vicine. Dopo solo un anno e mezzo, essendo cresciuto fisicamente, ho dovuto fare un cambio di barca, arrivando su Laser, che uso tutt’ora. Questo significava iniziare a gareggiare con persone più grandi e sempre più competitive. Il numero di allenamenti sia in barca che in palestra aumentò notevolmente e iniziarono ad occupare molto tempo. Questo mi ha permesso di qualificarmi ai campionati europei, che quell’anno si tenevano in Norvegia.
Sicuramente le più grandi soddisfazioni le ho avute durante i campionati sia europei che mondiali che seguirono. La possibilità di competere e stringere rapporti con persone di tutto il mondo che condividono la tua passione, mettere alla prova un intera stagione di allenamenti e regate per raggiungere il risultato migliore possibile, sono esperienze bellissime che aiutano a crescere.

 

3) Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano praticando questa disciplina? Come si riesce a superarle?

La difficoltà numero uno è la quantità di tempo che si deve dedicare a questa disciplina, un allenamento di calcio o hockey può essere svolto durante la settimana o nel weekend dedicando qualche ora al giorno all’attività, per quanto riguarda la vela invece spesso si deve concedere l’intera giornata da mattina a sera, questo impone di svolgere gli allenamenti quasi solo nel weekend. Inoltre le regate fanno parte di un circuito europeo e necessitano grandi spostamenti spesso anche in aereo. Questo si traduce in circa 90/100 giornate intere l’anno dedicate alla vela, rendendo estremamente difficile la ricerca di tempo sia per la scuola che per se stessi. La seconda più grossa difficoltà fa parte della disciplina stessa, la vela è uno sport ricco di variabili da dover tener in conto, la meteo, la propria barca, la condizione fisica e gli avversari. Pensare a tutte queste cose contemporaneamente richiede una certa abilità.

4) Tra acqua e cielo su una barca senza altre persone intorno non ci si sente soli? Cosa si pensa in quei momenti?

Alcune volte può capitare di sentirsi soli, si ha il tempo per pensare a se stessi e di ragionare, anche se in tutta sincerità questi momenti sono piuttosto rari. Durante gli allenamenti si passa molto tempo a contatto con l’allenatore e i propri compagni di squadra con i quali si stringe un rapporto fantastico. Mentre durante le regate si ha sempre qualcosa a cui pensare e ci si trova completamente immersi nella gara senza spazio per pensare ad altro. Si spende anche un sacco di tempo a terra per preparare la barca e per vestirsi adeguatamente, in questi momenti ci si trova sempre a contatto con qualcuno che spesso proviene da altre nazioni e si ha l’occasione di discutere un po’ e condividere qualche idea o esperienza, proprio per questo posso dire che si tratta di uno sport estremamente sociale.

5) Ultima domanda. Se dovessi dare un consiglio a qualcuno che vuole avvicinarsi alla vela, cosa gli diresti?

Che è uno sport il quale fa crescere in tutti i sensi, avere l’occasione a quest’età di poter viaggiare per l’Europa, conoscere centinaia di persone e praticare lingue nuove per capirsi, diventando responsabili e imparando ad essere indipendenti sotto molti aspetti e sapersi organizzare è qualcosa di bellissimo. Tutto questo mentre si pratica uno sport che fortifica il fisico, la mente e regala momenti fantastici. L’opportunità di poter navigare in posti stupendi e vedere paesaggi maestosi. Penso che questo sia sufficiente per far innamorare chiunque di questo sport nello stesso modo nel quale lo sono io.