Ora la FTC non può più fare finta di nulla…

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Ci hanno tolto il calcio, ci hanno tolto l’hockey, ci hanno tolto il basket. Ed ora (forse) ci toglieranno di nuovo il calcio. Quello di casa nostra, questa volta. Sì, c’entra ancora la politica. E sì, c’entra sempre il coronavirus. La situazione, pare ormai chiaro, non migliorerà nel breve termine. Ed allora perlomeno sino ad inizio aprile, le persone residenti in Italia potranno varcare il confine unicamente per questioni di lavoro, con il permesso G in tasca. Così, volenti o nolenti, sarà. Ma che succederà invece allo sport? E, perdonateci il privilegio assegnatogli di nostra spontanea volontà, che ne sarà del calcio regionale? Già, bella domanda.

Tagliamo la testa al toro. Alcune partite inizialmente programmate nel pomeriggio di domenica (Coldrerio-Cadenazzo e Malcantone-Balerna in Seconda Lega, così come Sessa-Rapid Lugano 2 in Coppa di Quinta Lega) sono state rinviate a data da definirsi a causa della mancanza di giocatori e/o allenatori provenienti da oltre confine, di certo non per l’emergenza coronavirus. Forse sorpresi dal poco preavviso rispetto l’entrata in materia del decreto italiano, emanato in via ufficiale solo nel pieno della notte tra sabato e domenica, diverse società hanno spinto per posticipare le partite sopracitate. Buona scelta – ci permettiamo di dire – soprattutto a seguito dell’incertezza che regnava in giornata attorno al concretizzarsi delle norme e delle loro possibili conseguenze. Ma ora che si farà? 

Secondo nostre informazioni, mentre tantissime società chiarivano la questione con i tesserati direttamente coinvolti, diversi altri club del Mendrisiotto (e non solo…) hanno da subito preso contatto con i vertici della Federazione Ticinese di Calcio. La richiesta? Fermare tutti i campionati almeno fino al prossimo 3 aprile. Il perché è presto detto: diverse squadre non riescono a garantire un numero sufficiente di giocatori residente in Svizzera per poter disputare una partita. Una colpa? Assolutamente no. Ma un rischio non calcolato, quello sì.

Premesso che in Ticino ad oggi sono vietate “solo” le manifestazioni con oltre 150 persone – numero che raramente nel calcio regionale viene superato – e che questa disposizione potrebbe finire nel dimenticatoio nel caso in cui tali condizioni dovessero essere inasprite, la richiesta ci pare un po’ penalizzante per tutte le parti in causa. Perché bloccare i campionati anche a chi non avrebbe alcun tipo di problema a portarli a termine? Perché rinviare un problema che, dati alla mano, non sarà di certo risolto tra un mese? Perché non guardare ogni tanto al di là degli interessi che ruotano attorno al duro e crudo risultato sportivo? 

Le soluzioni si trovano. A partire dai rispettivi settori e raggruppamenti giovanili, spesso trascurati per il raggiungimento di obiettivi legati indissolubilmente ai numeri di classifica. Ecco: perché la situazione attuale non può trasformarsi da rischio a opportunità concedendo spazio (per una volta) a qualche giovane ticinese? D’altronde – leggiamo le disposizioni FTC – per poter disputare i campionati di Seconda e Terza Lega, le squadre iscritte sono tenute “a promuovere il calcio degli allievi”. Che lo si faccia sul serio, perché in fondo è bastata una decisione politica per mettere a nudo tutti i problemi di un calcio regionale che si è dimenticato (da tempo!) il significato della parola ‘appartenenza’. Ci voleva il coronavirus?

Questa volta no, che la FTC non faccia finta di niente, e che non cada nel tranello. Si ammetta che il calcio ticinese si basa strutturalmente sulla Lombardia. In fondo, tutto questo può essere un pretesto ideale per inserire un tetto massimo di giocatori residenti all’estero e per frenare quella che negli ultimi anni è diventata una sfrenata – ma pur giustificatissima; chi non lo farebbe? – corsa al rimborso. Investiamoli dove bisogna investirli questi soldi. Nei giovani, per i giovani. E che sia la vittoria del buon senso, per il bene del calcio regionale ticinese.