Si ride, del Chiasso. Passano gli anni e si ride sempre più. Eppure, se lo si fa, significa che il Chiasso c’è, resta, vive. E non è scontato in un mondo, quello del calcio soprattutto, sempre meno banale, ma ogni anno più spietato. Che sia in campo o dietro una scrivania, il Chiasso ha avuto sempre il merito, o la capacità, di non piangersi addosso, di trovare soluzioni, di salvarsi. Di vivere appunto.

Quest’anno sì, c’è stato il coronavirus. La fortuna nella sfortuna per il Chiasso che, commosso, ha ringraziato. Va però ricordato che lo ha fatto per la prima volta. La Challenge League, che la Swiss Football League vuole sempre più professionalizzare, è – e sarà a maggior ragione visto il periodo – un campionato che si decide su due fronti: sul terreno da gioco e negli uffici amministrativi delle varie società. È così da più di un decennio, e la tendenza, come detto, sarà ancora più chiara: contano sì i risultati sportivi ma ancor di più quelli finanziari. Non si tiri in ballo, dunque, il Wohlen, che due stagioni or sono rinunciò alla licenza a dicembre. Se lo ha fatto, è perché in qualche compito ha fallito: tra sponsor, stipendi o infrastrutture basta una promessa non mantenuta per chiudere baracca e burattini, perlomeno per quanto riguarda la Challenge League. E poi, c’è pure una questione di volontà.

La volontà, semplice. Al Chiasso, e al suo direttore Nicola Bignotti, si possono rimproverare tante cose: modi, metodi, eleganza. Non lo diciamo noi, lo dice la piazza. Poco importa, ciò che conta è che a Chiasso la volontà non è mai mancata. Si sbaglia spesso? Sì, ma si prova a guardare sempre e comunque avanti – a proposito, si aspetta la licenza – anche se all’orizzonte il futuro pare ogni anno più grigio. Il Chiasso c’è, resta, vive si diceva. Eppure, se lo fa, è perché ha un anima. Va rispettata, perché resta un punto di riferimento per il calcio ticinese e per una cinquantina di famiglie. Per una volta, che sia il Chiasso a ridere di chi ride di lui.

La nostra puntata podcast con Bruno Martigoni e Luca Ortelli. Diversi i temi toccati.