CHIASSO­­ – Lo diciamo da tempo, e questa sera ne abbiamo avuto un’altra dimostrazione: la salvezza del Chiasso passerà, giocoforza, dai piedi di Morzouk. Con questo non si vuole togliere il merito ad un collettivo che, reduce da una pesante quanto immeritata sconfitta contro lo Xamax, è riuscito a sfoderare una prestazione di carattere al cospetto di un Aarau degli ex Almeida e Conus (entrambi titolari) sceso in Ticino con i favori del pronostico e tornato oltre Gottardo sconfitto per 2-0. La partita di questa sera, come detto, ha però dimostrato ancora una volta quanto l’estro del numero 10, reduce da una serie di partita in tribune “per schiarirsi le idee”, sia fondamentale per le sorti della causa chiassese.

È stato infatti l’attaccante marocchino, tornato anche ad indossare la fascia di capitano, a sbloccare la contesa dopo solo 4’ sfruttando un guizzo sulla linea di fondo di Bahloul. In un primo tempo ben giocato, i rossoblù sono inoltre stati bravi a concedere pochi spazi nonostante il pallino del gioco fosse spesso nelle mani della squadra ospite. A salire in cattedra ad inizio della ripresa è quindi stato ancora una volta il classe ’96 che, con una caparbia azione personale, ha trovato il pesantissimo 2-0. A completare la perfetta serata della squadra momò ci ha poi pensato la Dea Bendata che, dopo aver voltato le spalle ai ragazzi di Raineri nella trasferta di Neuchâtel, ha impedito agli argoviesi di trovare la via del gol, con i legni che hanno salvato Safarikas in due circostanze (una addirittura su rigore).

Maccoppi (uscito acciaccato, ma a bordo campo ad incitare i compagni fino alla fine!) e compagni lanciano quindi al meglio la rincorsa al penultimo posto che dista nuovamente due soli punti. Prima però c’è il succulento appuntamento di Coppa contro il Lucerna (mercoledì alle 17:30), che non sia la volta buona per una squadra reduce da due successi casalinghi consecutivi di fare una nuova impresa come quella firmata ad inizio stagione contro lo Zurigo?

Classe 1997, di Stabio centro. Studente presso l'Università di Zurigo. Grande appassionato di sport in tutte le sue forme, ha abbandonato una (poco) promettente carriera da calciatore per dedicarsi alla frequentazione di spalti e buvette.