Otto Stephani è una figura conosciuta all’interno del mondo calcistico del Mendrisiotto. Così abbiamo voluto raccogliere la sua opinione riguardo i recenti fatti accaduti nel mondo del calcio regionale. Con la solita disponibilità, l’attuale vice allenatore del Chiasso – con alle spalle anni e anni di lavoro nel settore giovanile – ci ha risposto. Un pensiero condivisibile o meno, ma che vale la pena di leggere.

“Non ho ancora approfondito la questione che è assai scellerata e riluttante. Da allievo ho visto la caccia all’uomo in un giurassico di Coppa Svizzera, da allenatore ho vissuto un tentativo di aggressione in una gara di Seconda Divisione. Certi comportamenti vanno sanzionati e non devono essere permessi. La Federazione Ticinese Calcio deve recitare con tutti i partner attorno al cosiddetto campo da gioco un profondo mea culpa. Ci sono dei campi dove è non solo impossibile arbitrare ma addirittura giocare. La Federazione li conosce i propri polli ma li lascia starnazzare. Guardate le classifiche , appare una cifra fra parentesi sono gli ammonimenti e le espulsioni. Prendete il numero e dividetelo per le gare poi fate voi…Invece, che fa la federazione, sospende i turni di campionato, e va a colpire tutti, invece di accanirsi con chi è spudoratamente indiziato come compagine rognosa. Ho informato l’anno scorso di una situazione assai gravosa (via video) ma la FTC mai mi ha detto come è intervenuta verso questi picchiatori e verso un arbitro che ha immesso di riferire la gravità dei fatti. So che sugli spalti o ai bordi del campo gente stressata per motivi propri si libera dei mal di pancia giornalieri inveendo con titoli e offese gratuiti verso direttori o direttrici di gioco e avversari e allenatori di turno. “Lugano merda, Chiasso figli di puttana, Locarno froci, Bellinzona cacacazzo e così via”, si spande il tifo nostrano che conta … e nessuno fa niente. La colpa è nostra ci ritroviamo il pubblico che ci meritiamo. Agli arbitri offesi chiedo scusa per tutta quell’orda barbarica che ha ancora latente nel DNA la ferocia dei tempi che furono. I sempre meno tifosi ignorano il concetto del tifo vero. Il vincere con umiltà e sapere affrontare la sconfitta con leggerezza alle nostre latitudini ‘Adda veni’ “