Faccia a faccia con Martino Bernasconi, giovane di Stabio con la passione per l’equitazione.

Tanti ragazzi praticano calcio, basket o atletica. Tu ha scelto l’equitazione, come ti sei avvicinato a questa disciplina sicuramente meno “popolare”?

Diciamo che è una disciplina che non ho affrontato fin da subito. Inizialmente come molti compagni delle elementari ho iniziato a giocare a calcio. Sin da piccolo sono sempre stato un amante degli animali. Spesso nel weekend mi recavo a St Margherita per un giro in bicicletta con la famiglia. Li iniziai a fermarmi per dare qualche carota ai cavalli presenti nei pascoli di una piccola scuderia. Poi iniziai a fare qualche giro sul cavallo accompagnato da terra dai proprietari e infine, a 8 anni circa, decisi di prendere lezioni di equitazione e iniziai proprio da li.

Ci puoi raccontare la tua carriera partendo dagli inizi fino ad arrivare a raccontarci le gare alle quali partecipi quest’anno?

L’inizio di tutto è stato appunto in una piccola scuderia a Stabio, dopo circa due anni mi sono spostato in italia in cerca di infrastrutture e possibilità migliori. Sono così approdato a Cantello in una scuderia dove sono rimasto per circa due anni e ho iniziato ad approcciarmi ai primi salti e ahimè anche alle prime cadute… Dopo questi due anni mi sono ritrovato nuovamente in una situazione di stallo, così nel 2010 mi sono spostato nuovamente in una scuderia a Viggù. In questo luogo ho iniziato il mio percorso di crescita prendendo un cavallo in fida e iniziando a uscire per i primi concorsi. Al Roncolino (così si chiama la scuderia) ho trascorso sette anni, durante i quali ho acquistato due cavalli, ottenuto le patenti di primo e secondo grado FISE e partecipato a stages con diversi tecnici. In questa scuderia, dicevo, ho iniziato a gareggiare. Dapprima nelle gare regionali, poi in quelle nazionali e più tardi ho inserito nel calendario qualche internazionale. La crescita in sette anni è stata netta, anche se per nulla evidente, sono passato dalle B80 alle C135. A marzo di quest’anno ho concluso la mia avventura al Roncolino e mi sono trasferito a Valmorea in una scuderia privata con ottime strutture chiamata Larosa. Ora sono sono molto più indipendente negli allenamento e nella scelta dei concorsi. Talvolta chiedo comunque aiuto all’istruttore presente in scuderia, Franco Murialdo. Tornando alle gare, quest’anno è stato sicuramente un buon anno per me con diverse soddisfazioni in più rispetto agli anni precedenti, tra queste le prime C140 e la vittoria nel piccolo gran premio nazionale a Busto Arsizio nel mese di luglio, ma anche alcuni buoni piazzamenti ad aprile (in Italia) e ad agosto in Svizzera (a Zuoz). Quest’anno ho avuto un ulteriore possibilità di crescita in un’importante scuderia in Svizzera interna gestita dalla famiglia Hauri. Qui il lavoro è stato intenso ma la possibilità di lavorare con diversi tecnici importanti, cavalieri professionisti e montare svariati cavalli giovani al giorno ha permesso di portare a casa un bagaglio di esperienza notevole. In questa scuderia sono arrivato a fine aprile (e son rimasto per circa due mesi e mezzo) con lo scopo di crescere personalmente e di far crescere uno dei miei cavalli, che ho potuto portare con me. Durante questi mesi sono stato seguito principalmente dalla ticinese Heidi Robbiani (medaglia di bronzo a Los Angeles 1984). Grazie a questa opportunità ho potuto tesserarmi in Svizzera e gareggiare con diversi cavalli giovani. Ora per la fine della stagione penso rimarrò in italia e finirò con un paio di nazionali indoor.

Avere a che fare con un animale è sicuramente qualcosa di particolare, che rapporto si crea con il cavallo?

Avere a che fare con un cavallo per me significa, come prima cosa, conoscere il cavallo, occuparsi personalmente del suo benessere fisico, mentale, capire le sue esigenze e passare del tempo con lui (nel quale è racchiuso anche l’allenamento). In questo modo si crea un rapporto di fiducia. Infatti nel nostro sport spesso si parla di binomio, cioè l’unione di cavallo e cavaliere. Un binomio per essere performante, ma anche duraturo, deve, a mio avviso, avere come base la fiducia e il rispetto reciproco tra il cavallo e il cavaliere. Senza queste due componenti il legame diventa difficile. Il cavallo ti da tante emozioni a volte positive a volte meno, ma in ogni caso bisogna dargli tanto in termini di tempo e attenzioni.

Un animale implica però sicuramente un impegno non indifferente, quali sono le maggiori difficoltà che incontri?

Come difficoltà principali, non strettamente legate al cavallo, ci sono il tempo e i costi. Nello sport invece rientra il fattore animale, che oltre a essere “il motore” delle performance in campo ha anche (a differenza del materiale tecnico in altri sport) paure, emozioni, più o meno energie, dolori,… si tratta quindi di un compagno di gare pensante che da un momento all’altro puo’ reagire in modo inaspettato. Per fortuna la maggior parte delle volte si tratta di imprevisti gestibili, ma quando un cavallo per paura o altro non lotta più al tuo fianco per raggiungere l’obbiettivo, lì nulla possiamo contro la forza di un qualsiasi cavallo. Questa collaborazione tra cavallo e cavaliere è la peculiarità del nostro sport, che lo rende unico e imprevedibile.

Qual’è invece la cosa che apprezzi di più e quella che ricordi con maggior piacere?

per quanto riguarda lo sport, quando ti rendi conto che il lavoro che stai facendo ti sta dando dei risultati e le cose vanno esattamente come le hai pensate, come ad esempio le traiettorie in un percorso o l’avvicinamento ai salti più critici della prova. Mentre nel rapporto con l’animale ci sono dei momenti di relax, tra un concorso e l’altro o tra una giornata di gara e l’altra, dove si passano dei momenti di grande serenità con il cavallo penso ad esempio a passeggiate o momenti di svago come portare i nostri compagni di avventure in un prato a mangiare l’erba. sono dei momenti in cui si lega ulteriormente col cavallo, lontani dallo stress delle gare e dalla routine del allenamento.

In conclusione, che consiglio daresti ad un ragazzo che vuole avvicinarsi all’equitazione?

L’equitazione è un mondo particolare, complesso che non si limita unicamente al montare il cavallo. È uno sport che richiede passione per la disciplina in ogni sua sfaccettatura. Ci vuole amore per i cavalli, ma anche molta determinazione e cura dei dettagli sia nel benessere del cavallo che in sella. È un impegno a tempo pieno, senza giorni di festa. Il cavallo, a differenza di un paio di scarpe da corsa, ha bisogno di attenzioni quotidiane. Nell’equitazione bisogna essere umili, tenere i piedi per terra. e non appena possibile fare esperienza. Ogni occasione é utile, più cavalli si montano, ma anche semplicemente, gestiscono in una scuderia, più si riesce a capire le esigenze di questi animali e interpretarli meglio quando si è in sella. Nonostante il tempo richiesto, la fatica e i momenti altalenanti questo sport, se fatto con dedizione, non è un sacrificio ma un piacere.